IN SINTESI · AGGIORNATO A NOVEMBRE 2026
Adesione1973, alla Comunità economica europea, l'antenata dell'UE
Referendum23 giugno 2016, 51,9 % per l'uscita
Notifica di recesso29 marzo 2017, articolo 50 del Trattato sull'Unione europea
Uscita31 gennaio 2020
Transizionedal 1° febbraio al 31 dicembre 2020
Accordo commercialeTCA, applicato in via provvisoria dal 1° gennaio 2021, in vigore dal 1° maggio 2021
Monetail Regno Unito non ha mai adottato l'euro, è sempre rimasto alla sterlina

Che cos'è la Brexit, in due parole

Brexit è la parola macedonia di "Britain" ed "exit": l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Il Paese era entrato nel 1973 nella Comunità economica europea, da cui poi è nata l'UE. Dopo circa 47 anni di appartenenza, il 31 gennaio 2020 è finita.

L'Inghilterra fa ancora parte dell'Europa? Geograficamente sì, l'isola non si è spostata di un metro. Politicamente il Regno Unito da allora è un Paese terzo, come la Norvegia o la Svizzera, ma senza i loro accordi sul mercato interno. E visto che la domanda spunta sempre: Inghilterra, Gran Bretagna e Regno Unito sono tre cose diverse, e a uscire è stato il Regno Unito nel suo insieme. La differenza la spieghiamo in Inghilterra, Gran Bretagna, Regno Unito.

Anche Londra quindi non è più nell'UE, benché al referendum la capitale abbia votato in modo molto diverso da larghe parti del Paese. E proprio lì c'è già un pezzo della spiegazione.

I precedenti: un socio con riserva

I britannici non sono mai stati gli europeisti entusiasti che a Roma, Bonn o Bruxelles avrebbero voluto vedere. Per loro la Comunità era soprattutto un mercato, molto meno un progetto politico. Lo dimostrano le tante eccezioni ottenute negli anni, la più nota: il Regno Unito non ha mai adottato l'euro. Mentre noi in Italia cambiavamo le lire, a Londra la sterlina è rimasta dov'era.

Nel gennaio 2013 il primo ministro David Cameron tenne il suo celebre discorso sull'Europa da Bloomberg, a Londra. Definì il consenso democratico verso l'UE in Gran Bretagna "wafer thin", sottile come un'ostia, e si disse favorevole a un referendum. Voleva calmare l'ala euroscettica del suo partito e togliere spazio al UK Independence Party in crescita. Era convinto di vincerlo.

Il Parlamento approvò allo scopo l'European Union Referendum Act 2015. Sulla scheda c'era una sola domanda: "Should the United Kingdom remain a member of the European Union or leave the European Union?" Restare o andarsene, nessuna via di mezzo.

Le cause della Brexit

Una causa unica non c'è. Nella campagna e nei dibattiti successivi tornano sempre gli stessi motivi, che si sono rafforzati a vicenda:

  • Sovranità: lo slogan "Take back control" ha colpito nel segno. Molti volevano che le leggi si facessero a Westminster e non a Bruxelles, e che l'ultima parola spettasse ai giudici britannici.
  • Immigrazione: la libera circolazione nell'UE era il tema più sentito nella vita quotidiana. Per tanti elettori la domanda era chi può entrare nel Paese e chi lo decide.
  • Soldi: i contributi al bilancio europeo erano un tormentone. Il famoso autobus con la cifra per l'NHS è ancora oggi il simbolo di quanto si sia litigato su questo punto.
  • Divario economico: le regioni che si sentivano lasciate indietro rispetto alla ricchezza di Londra hanno usato il referendum anche come protesta contro l'establishment, contro la politica della capitale e contro gli anni di austerità dopo la crisi finanziaria.
  • Scetticismo antico: la linea "mercato sì, unione politica no" attraversa decenni di politica europea britannica. L'euro, i fondi salva Stati e i nuovi trattati hanno rafforzato la sensazione di essere trascinati in una direzione mai voluta.
  • Un accordo che non è bastato: prima del voto Cameron strappò alcune concessioni a Bruxelles. Per molti elettori erano troppo poco per cambiare l'aria.

23 giugno 2016: un sì risicato all'uscita

Il 23 giugno 2016 il 51,9 % dei votanti scelse l'uscita. Di misura, ma abbastanza per essere trattato come vincolante. La mattina dopo Cameron si presentò davanti a Downing Street, riconobbe il risultato e annunciò le dimissioni. La sua frase, la volontà del popolo britannico va rispettata, è diventata la bussola di tutti i governi successivi.

Il Paese era spaccato, tra generazioni, regioni e perfino famiglie. Scozia e Irlanda del Nord la pensavano diversamente da gran parte dell'Inghilterra, le grandi città diversamente dalle campagne. Questa frattura ha segnato gli anni seguenti: quanto doveva essere netta la rottura, che cosa ne sarebbe stato del confine aperto sull'isola d'Irlanda? La questione irlandese è diventata la parte più difficile del negoziato, e in parte lo è ancora, come mostra la nostra pagina su Irlanda del Nord e Windsor Framework.

Che cosa è successo dopo: dalla notifica all'accordo commerciale

Tra il voto e la rottura vera sono passati quattro anni e mezzo. Le tappe:

  1. 1

    29 marzo 2017: articolo 50

    La premier Theresa May comunicò ufficialmente all'UE la volontà di recedere. Partì così il termine di due anni per i negoziati, poi prorogato più volte.

  2. 2

    Dal 2017 al 2019: la battaglia sull'accordo

    La Camera dei Comuni bocciò più volte l'accordo di recesso di May. Lei si dimise, arrivò Boris Johnson e rinegoziò la parte sull'Irlanda del Nord.

  3. 3

    31 gennaio 2020: l'uscita

    Il Regno Unito lasciò l'UE. L'accordo di recesso regolava i diritti dei cittadini, i conti e il protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord.

  4. 4

    Dal 1° febbraio al 31 dicembre 2020: la transizione

    L'UE trattava ancora il Paese come un membro, ma senza seggi nelle istituzioni. Nella vita di tutti i giorni non cambiò quasi nulla, intanto si trattava sul futuro.

  5. 5

    1° gennaio 2021: la rottura vera

    Finirono mercato interno e unione doganale. Il Trade and Cooperation Agreement (TCA), firmato il 30 dicembre 2020, si applicò da quel giorno in via provvisoria ed entrò in vigore il 1° maggio 2021. Porta dazio zero sulle merci che rispettano le regole di origine, ma formalità doganali per tutto.

Cause e conseguenze: che cosa resta oggi

La Brexit non ha chiuso la relazione, ne ha cambiato la forma. Dal 2021 il Regno Unito, per un'impresa italiana, è un Paese terzo con dichiarazioni doganali, IVA all'importazione e registrazione VAT propria; una bottiglia di vino venduta a un cliente di Manchester oggi è un'esportazione a tutti gli effetti. Che cosa significa per spedizioni, società e personale lo trovi in la Brexit per le imprese italiane.

Sul piano economico l'Office for Budget Responsibility, l'organismo indipendente che vigila sui conti pubblici britannici, stima che nel lungo periodo esportazioni e importazioni saranno circa il 15 % più basse rispetto alla permanenza nell'UE, e che l'accordo commerciale ridurrà la produttività di lungo periodo del 4 %. Se dopo la Brexit l'Inghilterra stia meglio è quindi soprattutto una questione politica. Le previsioni ufficiali parlano un linguaggio sobrio.

Il clima politico invece si è disteso. Nel 2023 UE e Regno Unito hanno trovato l'intesa sull'Irlanda del Nord con il Windsor Framework, il 19 maggio 2025 si è tenuto a Londra il primo vertice UE-Regno Unito, con un nuovo partenariato strategico. Il governo britannico però esclude espressamente un ritorno nel mercato unico, nell'unione doganale o alla libera circolazione. Chi spera in un rientro farebbe bene a pianificare con lo status quo. Che cosa è cambiato per chi viaggia e per chi vive lì lo leggi in la Brexit per i cittadini italiani.

FAQ

Domande frequenti sulle cause della Brexit

Perché il Regno Unito è uscito dall'UE?

Perché una maggioranza risicata del 51,9 % lo ha votato nel referendum del 23 giugno 2016. I motivi principali erano il desiderio di controllo nazionale su leggi e immigrazione, le liti sui contributi europei, la protesta delle regioni lasciate indietro e una lunga tradizione di euroscetticismo britannico.

Da quando l'Inghilterra non è più nell'UE?

Dal 31 gennaio 2020. Fino al 31 dicembre 2020 è durata la transizione; solo dopo sono finiti mercato interno e unione doganale.

In Inghilterra c'era l'euro?

No. Il Regno Unito non ha mai adottato l'euro e ha sempre pagato in sterline.

L'Inghilterra fa ancora parte dell'Europa?

Geograficamente sì; politicamente il Regno Unito, dopo la Brexit, non è più uno Stato membro dell'UE.

Il Regno Unito può rientrare?

In teoria con una normale procedura di adesione. L'attuale governo britannico esclude però un ritorno nel mercato unico, nell'unione doganale e alla libera circolazione, e punta a una collaborazione più stretta dentro gli accordi di oggi.

Fonti: Parlamento europeo: Note sintetiche, il Regno Unito; Commissione europea: relazioni con il Regno Unito; Commissione europea: accordo di recesso; Commissione europea: Trade and Cooperation Agreement; legislation.gov.uk: European Union Referendum Act 2015, section 1; GOV.UK: EU speech at Bloomberg (23 gennaio 2013); GOV.UK: EU referendum outcome, PM statement, 24 June 2016; GOV.UK: The United Kingdom triggers Article 50; Office for Budget Responsibility: Brexit analysis; Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: FAQ per le imprese