IN SINTESI
Ritenuta britannica sui dividendinessuna
Eccezionedistribuzioni immobiliari dei REIT (con ritenuta)
Imposta britannica per i non residenti sui dividendi UKlimitata a quanto trattenuto alla fonte, cioè zero
Tassazionenel Paese di residenza dell'investitore
Tetti della convenzione Italia-Regno Unito15% in generale, 5% per una società con almeno il 10% dei diritti di voto

La risposta breve: il Regno Unito non trattiene nulla

Chi detiene azioni britanniche riceve il dividendo senza ritenuta britannica. Non dipende da una convenzione, ma dalla legge britannica stessa. La norma elenca i pagamenti su cui va trattenuta l'imposta alla fonte: certi interessi, royalty, rendite da contratto e pochi altri. I dividendi ordinari delle società britanniche non sono in quell'elenco.

Per gli investitori non residenti nel Regno Unito si aggiunge una seconda regola. L'imposta britannica sui redditi di capitale come i dividendi è limitata, per i non residenti, a quanto trattenuto alla fonte. I dividendi delle società britanniche rientrano in questi redditi agevolati. Siccome non si trattiene nulla, nel Regno Unito non devi imposte sui tuoi dividendi e non devi presentare una dichiarazione per loro.

L'unica eccezione da conoscere: i REIT immobiliari britannici pagano le distribuzioni immobiliari con una ritenuta. Lì entra in gioco la convenzione, e chiedere il rimborso può valere la pena.

DAL 6 APRILE 2026
Il credito d'imposta figurativo non c'è più

I non residenti con dividendi britannici e, insieme, redditi da locazione nel Regno Unito potevano finora usare un credito d'imposta figurativo sui dividendi. Per le distribuzioni dal 6 aprile 2026 è stato abolito. Per chi ha solo azioni, senza altri redditi britannici, non cambia nulla.

E allora che cosa dice la convenzione?

La convenzione Italia-Regno Unito fissa i tetti che lo Stato della fonte può applicare. Il Regno Unito non li usa sui dividendi ordinari. Diventano importanti nella direzione opposta: quando una società italiana distribuisce a una holding britannica.

RedditoTetto generaleCaso particolare
Dividendi15%5% se il beneficiario è una società che controlla almeno il 10% dei diritti di voto
Interessi10%nessuno
Royalty8%nessuno

Convenzione Italia-Regno Unito del 1988, artt. 10, 11 e 12, testo pubblicato su GOV.UK

Da investitore residente in Italia

Il dividendo britannico lo dichiari e lo tassi in Italia, secondo le regole italiane. La convenzione prevede che l'Italia scomputi l'imposta pagata nel Regno Unito, ma qui non c'è nulla da scomputare: nessuna ritenuta britannica, niente credito d'imposta da chiedere, niente rimborso da inseguire a Londra.

Attenzione però a dove tieni i titoli. Se le azioni stanno in un deposito all'estero, per esempio presso un broker britannico, da residente italiano le indichi nel quadro RW della dichiarazione e paghi l'IVAFE dello 0,2 per cento annuo sul valore di mercato a fine anno. Per i conti correnti esteri l'IVAFE è un importo fisso, e il quadro RW non serve se il saldo massimo dell'anno non ha superato 15.000 euro. Dal 2027 queste regole confluiscono in nuovi testi legislativi (d.lgs. 123/2025 per l'IVAFE, d.lgs. 141/2026 per il quadro RW). E non c'è nulla da nascondere comunque: le istituzioni finanziarie britanniche comunicano i conti dei residenti italiani nello scambio automatico CRS.

Se sul tuo estratto compare lo stesso una ritenuta britannica, guarda bene il titolo: spesso è un REIT, un fondo con sede fuori dal Regno Unito o un certificato rappresentativo di azioni di un altro Paese.

Da imprenditore: la prospettiva della holding

Per chi fa impresa, l'assenza di ritenuta è il motivo stesso per considerare una holding nel Regno Unito. Gli utili che una holding britannica distribuisce ai soci lasciano il Paese interi. I dividendi che riceve dalle controllate sono, per lei, di regola esenti da Corporation Tax.

Il collo di bottiglia sta nelle controllate. Una Srl italiana che distribuisce alla holding britannica può applicare una ritenuta che la convenzione limita al 5 per cento, se la holding controlla almeno il 10 per cento dei diritti di voto, altrimenti al 15 per cento. Come funziona nel concreto lo spieghiamo in holding UK e ritenute UE.

Come vengono poi trattati i dividendi della holding in capo a una società madre italiana, con l'esclusione del 95 per cento, è nella tabella sulla participation exemption. E quanto paga la holding sui propri utili lo trovi nell'approfondimento sulla Corporation Tax.

FAQ

Domande frequenti

Devo dichiarare i dividendi britannici nel Regno Unito?

Da non residente senza altri redditi britannici di regola no. Per te l'imposta britannica sui dividendi è limitata alla ritenuta alla fonte, e quella è zero. Si dichiara in Italia.

Vale anche per i dividendi della mia Limited?

Sì, la Limited distribuisce senza ritenuta. Ma se la Limited sia tassata nel Regno Unito o in Italia dipende dalla sede di direzione effettiva, ed è la domanda più importante.

Perché la convenzione parla del 15 per cento se il Regno Unito non trattiene nulla?

Le convenzioni fissano il massimo che uno Stato può prelevare. Il Regno Unito non usa quello spazio sui dividendi ordinari. È nella direzione opposta, dall'Italia verso il Regno Unito, che il tetto conta.

E gli interessi dal Regno Unito?

Per gli interessi valgono regole proprie, con possibili ritenute; la convenzione limita il prelievo dello Stato della fonte al 10 per cento. Per i casi concreti c'è la consulenza.

Fonti: legislation.gov.uk: Income Tax Act 2007, s. 847; GOV.UK: HS300 Non-residents and investment income (2026); HMRC Savings and Investment Manual SAIM5310 (REIT distributions); GOV.UK: Abolition of the notional tax credit on dividends received by non-UK residents; GOV.UK: convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Regno Unito del 1988; Normattiva: art. 19 DL 201/2011 (IVAFE); Normattiva: art. 4 DL 167/1990 (quadro RW); HMRC IEIM402340: CRS reportable jurisdictions