IN SINTESI
Persone fisicheNessuna exit tax italiana su azioni, quote e altri beni privati
ImpreseArt. 166 TUIR (dal 2027 art. 193 del nuovo testo unico): tassate le plusvalenze latenti quando la residenza fiscale va all'estero
Pagamento a rateCinque rate annuali solo verso Stati UE o SEE: per il Regno Unito no
Residenza dal 2024183 giorni (184 negli anni bisestili) con residenza, domicilio o presenza fisica in Italia
AIREEntro 90 giorni dal trasferimento, gratuita, solo tramite Fast It, non retroattiva
Clausola dei 5 anniL'Italia può tassare una plusvalenza se il Regno Unito non la tassa
AggiornatoNovembre 2026

Perché il trasloco a Londra interessa due amministrazioni fiscali

Con la convenzione tra Italia e Regno Unito, le plusvalenze su azioni e quote le tassa solo lo Stato in cui vive chi vende; gli immobili restano tassabili dove si trovano. Quando ti trasferisci, quindi, l'Italia perde il diritto di tassare i guadagni futuri sul tuo portafoglio. Molti Stati per questo tassano il valore maturato il giorno della partenza, come se avessi venduto. L'Italia lo fa, ma solo per le imprese.

Il Regno Unito, una volta che sei residente, ti tassa sulla differenza tra quello che hai pagato in origine e il prezzo a cui vendi. Le regole di dettaglio sulla ripartizione dei diritti di tassazione sono nell'articolo sulla convenzione Italia-Regno Unito.

Persone fisiche: sul patrimonio privato nessuna exit tax

Mettiamolo in chiaro, perché se ne sente dire di tutto: l'Italia non ha un'exit tax sulle partecipazioni e sugli altri beni privati delle persone fisiche. La norma sull'exit tax, l'art. 166 TUIR, riguarda soltanto chi esercita un'impresa commerciale. Il nuovo testo unico delle imposte sui redditi, che sostituisce il TUIR dal 1° gennaio 2027, la riprende all'art. 193 con lo stesso perimetro.

Quindi: se hai il 30 % di una S.r.l. come socio privato, un dossier titoli in banca o un fondo pensione, il giorno in cui ti trasferisci a Manchester non scatta nessuna imposta italiana su quei valori. Diverso è il caso dell'imprenditore individuale che sposta all'estero la residenza della sua impresa: lì l'art. 166 si applica.

Questo non vuol dire che dopo la partenza l'Italia non possa più toccarti. Restano due punti: devi smettere davvero di essere residente in Italia, e per cinque anni la convenzione le lascia una porta aperta sulle plusvalenze. Li vediamo sotto.

Imprese e società: l'art. 166 TUIR, senza rate per il Regno Unito

L'art. 166 TUIR (dal 2027 art. 193 del nuovo testo unico) si applica ai soggetti che esercitano imprese commerciali. Il primo caso è quello più semplice: un'impresa residente in Italia trasferisce all'estero la propria residenza fiscale. La base imponibile è il valore di mercato complessivo, meno il valore fiscale, di tutti gli elementi che non restano in una stabile organizzazione in Italia.

La legge consente di pagare l'imposta in cinque rate annuali di pari importo, anche con garanzie. Ma per un trasferimento di residenza la rateizzazione vale solo se il nuovo Stato è membro dell'Unione europea o uno Stato dello Spazio economico europeo incluso nella lista per lo scambio di informazioni. Il Regno Unito non è né l'uno né l'altro: chi sposta l'impresa a Londra paga senza rate.

Una società italiana che vuole operare nel Regno Unito spesso non ha bisogno di trasferirsi: può aprire una società britannica controllata e lasciare la residenza dove sta. Come funziona la struttura con la holding lo trovi nella pagina sulla UK Holding Company.

Smettere di essere residente in Italia: le regole dal 2024

Dal 1° gennaio 2024 l'art. 2 TUIR (dal 2027 art. 2 del nuovo testo unico) dice che sei residente in Italia se, per la maggior parte del periodo d'imposta, considerando anche le frazioni di giorno, hai in Italia la residenza civilistica, il domicilio oppure ci sei fisicamente. La circolare 20/E dell'Agenzia delle Entrate traduce la maggior parte dell'anno in 183 giorni, 184 negli anni bisestili, e chiarisce che i criteri sono alternativi: ne basta uno.

Due novità contano per chi parte. Il domicilio oggi è il luogo in cui si sviluppano in via principale le tue relazioni personali e familiari: se moglie e figli restano a Bologna, quel legame pesa. E la presenza fisica è un criterio del tutto nuovo: chi passa in Italia la maggior parte dell'anno resta residente, a prescindere dal resto.

L'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente per la maggior parte dell'anno resta una presunzione di residenza, ma la riforma l'ha resa relativa: si può superare con prove contrarie. In pratica la cancellazione dall'anagrafe e l'iscrizione all'AIRE sono necessarie, ma da sole non chiudono il discorso, e non iscriversi non ti trattiene in automatico. Contano dove sono davvero casa, famiglia e giorni. Se poi entrambi i Paesi ti considerano residente, decide lo spareggio della convenzione.

L'AIRE: cosa fare e quando

L'Anagrafe degli italiani residenti all'estero è un diritto e un dovere per chi si trasferisce. Ecco i passaggi, secondo la legge e il Consolato Generale d'Italia a Londra.

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    1. Chi si iscrive

    Chi vive o intende vivere all'estero per più di dodici mesi. Per soggiorni inferiori a un anno non ci si iscrive.

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    2. Entro quando

    La legge 470/1988 chiede di dichiarare il trasferimento all'ufficio consolare entro novanta giorni. Non dopo dodici mesi, come molti credono: entro novanta giorni dall'arrivo.

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    3. Come

    Online e gratuitamente, solo attraverso il portale Fast It del Ministero degli Esteri. Il consolato di Londra non accetta altre strade.

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    4. Se sei in ritardo

    Puoi iscriverti anche dopo, ma l'iscrizione non ha effetto retroattivo. Gli anni passati senza AIRE non si sistemano a posteriori.

Il lato britannico: costo d'acquisto, credito e finestra FIG

Il Regno Unito calcola la plusvalenza come differenza tra prezzo di vendita e prezzo pagato, e le azioni detenute fuori da un ISA sono beni tassabili. Una rivalutazione generale al valore di mercato all'arrivo non esiste: HMRC la esclude già per le società che si trasferiscono nel Regno Unito, con una sola eccezione per i beni che hanno subito un'exit tax di uno Stato UE. Per le persone fisiche resta il costo d'acquisto originario. E siccome l'Italia non tassa la partenza dei privati, il Regno Unito alla vendita tassa tutto il guadagno maturato dall'acquisto.

Per chi invece ha pagato un'exit tax d'impresa, HMRC considera l'imposta estera sull'aumento di valore senza vendita e l'imposta britannica alla vendita successiva come imposte sullo stesso guadagno: il credito è possibile, anche se a volte va limitato.

Spesso conviene di più il regime FIG di quattro anni: chi arriva dopo almeno dieci anni di non residenza britannica può chiedere, per i primi quattro anni, di non pagare imposte britanniche su redditi e plusvalenze esteri. Il prezzo: per ogni anno con la richiesta perdi le franchigie esenti di imposta sul reddito e capital gains tax. Quando inizia il tuo primo anno britannico lo decidono lo Statutory Residence Test e, nell'anno del trasloco, lo split year.

CONVENZIONE, ART. 13 PAR. 5
La clausola dei cinque anni: dove FIG e Italia si incrociano

La convenzione lascia allo Stato che hai lasciato il diritto di tassare, secondo la propria legge, la plusvalenza di una persona fisica che vi è stata residente in qualunque momento dei cinque anni precedenti la vendita, se nel nuovo Stato quella plusvalenza non è soggetta a imposta. Una vendita esentata nel Regno Unito grazie al regime FIG potrebbe ricadere proprio in questo caso. Nessuna fonte italiana ufficiale affronta il punto: se pensi di vendere una partecipazione importante nei primi cinque anni dopo la partenza, fallo verificare prima.

FAQ

Domande frequenti

Se mi trasferisco a Londra pago un'exit tax sulle mie azioni?

No, se le detieni come privato. L'exit tax italiana, l'art. 166 TUIR, dal 2027 art. 193 del nuovo testo unico, riguarda solo chi esercita un'impresa commerciale.

Ho un'impresa individuale e la sposto nel Regno Unito: posso pagare a rate?

No. Le cinque rate annuali previste dall'art. 166 valgono per i trasferimenti verso Stati UE o SEE inclusi nella lista per lo scambio di informazioni, e il Regno Unito non è tra questi.

Mi basta iscrivermi all'AIRE per non essere più residente in Italia?

Non basta. Dal 2024 sei residente se per almeno 183 giorni hai in Italia la residenza civilistica, il domicilio oppure ci sei fisicamente, e l'iscrizione anagrafica è solo una presunzione che si può superare. L'AIRE va fatta, entro 90 giorni, ma contano i fatti.

Entro quando devo iscrivermi all'AIRE?

Entro novanta giorni dal trasferimento, se resti all'estero più di dodici mesi. L'iscrizione è gratuita, si fa solo tramite Fast It e non è retroattiva.

Il Regno Unito mi rivaluta il costo delle azioni quando arrivo?

No. Per le persone fisiche resta il costo d'acquisto originario. Nei primi quattro anni il regime FIG può però esentare le plusvalenze estere, tenendo d'occhio la clausola dei cinque anni della convenzione.

Fonti: Normattiva: art. 166 TUIR (DPR 917/1986), trasferimento all'estero; Normattiva: art. 2 TUIR, residenza delle persone fisiche; Normattiva: d.lgs. 117/2026, nuovo testo unico delle imposte sui redditi (artt. 2, 193, 376, 377); Agenzia delle Entrate: circolare n. 20/E del 4 novembre 2024 sulla residenza fiscale; Normattiva: art. 6 legge 470/1988 (AIRE); Consolato Generale d'Italia a Londra: AIRE; GOV.UK: 1988 UK-Italy Double Taxation Convention, in force; GOV.UK: Capital Gains Tax, work out if you need to pay; HMRC CG42350: migration of companies, base cost; HMRC INTM169040: gain taxed in the UK and abroad; GOV.UK: Check if you can claim the 4-year foreign income and gains regime